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La misteriosa sfera blu e l’invasione di cavallette 

La misteriosa sfera blu di Luca e l’invasione delle cavallette

La misteriosa sfera blu e l'invasione di cavallette 
Luca aveva dieci anni, occhi grandi come cieli d’inverno e parole che restavano per lo più rinchiuse dietro labbra timide. Era uno di quei bambini che camminano con lo sguardo basso, non per paura, ma per abitudine. A scuola nessuno lo cercava, se non per ridergli dietro. La sua giacca era sempre troppo larga, i capelli sempre un po’ troppo spettinati. E c’erano quei tre: Marco, Samuele e Gigi. Ridevano forte, come per dimostrare al mondo di esistere, e Luca era il bersaglio preferito delle loro risate.
Un giorno, tornando da scuola con le spalle curve sotto uno zaino più grande di lui, Luca si fermò accanto a un tombino. Lo aveva notato perché qualcosa brillava lì accanto, riflettendo una luce irreale, quasi viva. Si chinò, allungò la mano ed estrasse una sfera. Era liscia, perfettamente rotonda, di un blu così intenso che sembrava inghiottire la luce intorno. La infilò in tasca senza pensarci troppo. Ma da quel momento, tutto cambiò.

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Quella notte, Luca fece sogni strani. Cavallette. Migliaia. Forse milioni. Avanzavano in massa su una scuola in fiamme. Al centro di tutto, lui. La sfera blu, stretta tra le mani. Al risveglio, non ricordava tutto, ma sentiva una strana elettricità tra le dita. E la sfera era ancora lì, sul comodino, pulsante.
Il giorno dopo, durante la ricreazione, Marco lo spinse contro un muro. La solita routine. Ma qualcosa accadde. Senza volerlo, Luca toccò la sfera che aveva nella tasca interna. Marco si bloccò. Gli occhi sbarrati, il respiro affannoso. Un grido soffocato. Poi cadde a terra, urlando per qualcosa che solo lui sembrava vedere: insetti, migliaia di cavallette che lo ricoprivano. Gli altri due bulli scapparono, impalliditi. Nessuno capì cosa fosse successo, tranne Luca.

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Nei giorni seguenti, la sfera divenne parte di lui. Quando la teneva con sé, era come se potesse vedere cose oltre il visibile: pensieri, emozioni, paure. La scuola iniziò a cambiare. Altri studenti raccontavano di vedere strane ombre nei corridoi. Le cavallette, quelle vere, cominciarono ad apparire. Prima poche. Poi sempre più. L’aula di scienze fu invasa una mattina, senza spiegazione.
La preside parlava di coincidenze, gli insegnanti cercavano soluzioni logiche. Ma Luca sapeva. La sfera stava facendo qualcosa. E lui, in fondo, non voleva fermarla. Per la prima volta, non era più invisibile. Il terrore che dilagava nei corridoi era il suo silenzioso urlo di vendetta.

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Poi arrivò il giorno in cui le cavallette entrarono in massa dalla finestra della classe quarta B. Non si fermarono davanti a nulla. Si infilarono tra i banchi, nei cassetti, nei libri. Inseguiti da quella pioggia di insetti, gli studenti fuggirono. La scuola fu evacuata. E da quel momento, non riaprì più.
Il telegiornale locale parlava di un’invasione inspiegabile. Disinfestazioni su disinfestazioni, ma ogni volta, le cavallette tornavano. Gli esperti scuotevano la testa, impotenti.
Luca osservava tutto in silenzio, dal parco davanti alla scuola. La sfera blu brillava nel palmo della sua mano, tiepida e viva. Non sorrideva, ma non era triste. Per la prima volta, il mondo lo aveva ascoltato.
E in quel silenzio di mattoni vuoti e finestre sbarrate, una nuova consapevolezza si fece spazio nel suo cuore: il potere non si chiede. Si trova. A volte, in fondo a un tombino.

Fine

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Pubblicato da Prosdocimi

L'autrice del blog é Prosdocimi, cagnolina cinica e mordace. Vive in Abruzzo insieme alla padrona, che tra un sollazzo e l'altro la ingozza di crocchette e cotiche. C'è anche il padrone, naturalmente. Ma lavora tanto e non c'è mai...

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