Le tele del destino – racconto fantasy
In una vecchia soffitta di un villaggio dimenticato dal tempo, viveva un pittore bizzarro, ambidestro e solitario, noto come Maestro Argan. Nessuno lo vedeva mai scendere in piazza, nessuno lo aveva mai sentito parlare con altri esseri umani. Ma si diceva che nelle sue mani abitasse la magia.
Ma Argan non era un pittore comune
Il Maestro era famoso per un’abitudine che rasentava la follia: dipingeva due quadri allo stesso tempo. Uno con la mano destra, uno con la sinistra. Non erano mai paesaggi o nature morte — no, erano sempre ritratti. Due persone, una per tela. Due anime, separate. Sempre.
Tele inquietanti dimoravano nella soffitta
I suoi capolavori più celebri — e inquietanti — erano due quadri ritraenti una coppia ottocentesca: in uno, una donna dalla pelle di porcellana e dai lunghi capelli castani seduta su una poltrona consunta, lo sguardo perso verso sinistra, colmo di malinconia. Nell’altro, un uomo dallo sguardo intenso, vestito con un panciotto grigio. La fissava verso destra, come se volesse raggiungerla con gli occhi. Le loro dita, le loro labbra, persino i loro sospiri restavano sospesi a metà.
Amanti divisi da un padre crudele
Nessuno sapeva perché il Maestro li tenesse separati. Alcuni dicevano che Argan avesse vissuto una tragedia d’amore, altri che godesse nel negare la felicità ai suoi stessi soggetti.
Un giorno accadde l’imprevedibile
Ma poi, un giorno d’inverno, la porta della soffitta venne trovata socchiusa. Il gelo entrava libero, e lì, sul pavimento di legno scricchiolante, Argan giaceva immobile, con un mezzo sorriso dipinto sul volto. Morto.

I paesani entrarono tremando, ma ciò che videro li fece cadere in ginocchio
Le due tele… non erano più due! Dove prima vi erano due quadri distinti, ora c’era una sola, immensa tela: i due amanti erano insieme, mano nella mano, i volti sorridenti, gli occhi umidi di gioia. Camminavano in un giardino in fiore che nessuno aveva mai visto prima. I colori erano vividi, pulsanti — troppo vivi per essere solo pittura.
Un perché avvolto nel mistero
Gli anziani parlarono di una leggenda dimenticata: se un artista fosse riuscito a creare un legame d’amore così forte da superare la volontà dello stesso creatore, alla morte di quest’ultimo i soggetti avrebbero preso il controllo del proprio destino.
Cos’era successo realmente?
Forse il cuore di Argan, pur capriccioso, non aveva mai voluto dividerli davvero. O forse la morte aveva solo sciolto l’ultimo nodo. O forse, più semplicemente, l’amore aveva vinto.
Le tele del destino
Scritto dalla Padrona con l’aiuto di chat GPT

