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Il guardiano oscuro: racconto dark horror

Fantasma oscuro davanti alla luna piena in un'illustrazione horror
Il guardiano oscuro – illustrazione di Prosdocimi

Il guardiano oscuro

Racconto dark fantasy dove la solitudine di un fantasma incontra quella di una giovane donna perduta nel nulla.

L’ombra di Alden vagava nel nulla da trecento anni.

Non esistevano pareti intorno a lui, né terra sotto i suoi piedi ormai fatui. Fluttuava in un vuoto immenso, un limbo oscuro dove il tempo aveva smesso di avere significato.

Non ricordava più il suono della propria voce.

Non ricordava il calore del sole.

Ricordava soltanto l’acciaio freddo che gli aveva squarciato la gola nell’oscurità del suo ultimo istante da vivo.

Da allora era rimasto lì.

Trecento anni di tenebra.

Trecento anni senza un’alba, senza un respiro, senza una mano da stringere.

Il vuoto era rimasto silenzioso per secoli.

Un deserto di oscurità profonda nel quale persino i ricordi sembravano morire.

Ma quella notte qualcosa cambiò.

L’oscurità fu attraversata da una vibrazione.

Un battito.

Debole.

Umano.

Alden si voltò.

Una giovane donna era precipitata nel nulla.

Si chiamava Elena.

Era fuggita dalla guerra e dalla distruzione che avevano inghiottito il suo mondo. Sfinita, aveva continuato a correre finché le forze l’avevano abbandonata.

Poi si era lasciata cadere.

Adesso galleggiava nella penombra profonda, cercando di stringere a sé gli ultimi brandelli della propria anima.

Alden la osservava dall’alto.

Era una sagoma scura sospesa nella nebbia eterna.

Sentiva il battito accelerato del cuore della ragazza.

Quel suono lo tormentava.

Era la prova che lei possedeva ancora qualcosa che a lui era stato negato trecento anni prima.

La vita.

I fantasmi confinati nel vuoto non erano creature di fumo e tristezza.

Erano creature di rancore.

Parassiti di fiele e invidia che si nutrivano del calore dei vivi.

Più Alden osservava Elena respirare, più cresceva dentro di lui un desiderio oscuro.

Voleva la sua vita.

Voleva strapparle quel calore e usarlo per riempire il proprio vuoto.

Scivolò lentamente verso di lei.

Silenzioso come un sussurro mortale.

La temperatura precipitò.

Il respiro di Elena si trasformò in una nuvola bianca che svanì immediatamente nell’oscurità.

La ragazza si rannicchiò nel vuoto.

Guardò intorno a sé con gli occhi spalancati dal terrore.

Non riusciva a vedere chiaramente ciò che la circondava.

Ma avvertiva una presenza.

Una presenza maligna che sembrava saturare ogni angolo del nulla.

Alden tese le mani spettrali.

Le estremità delle dita si allungarono trasformandosi in artigli di fumo nero.

Erano ormai a pochi centimetri dalla gola della ragazza.

Gli sarebbe bastato un gesto.

Un solo gesto.

Avrebbe potuto nutrirsi del suo ultimo respiro.

Avrebbe potuto rubarle la vita e riempire, almeno per qualche istante, il proprio corpo incorporeo.

Ma Elena non urlò.

Non tentò di fuggire.

Non implorò.

Sollevò lentamente lo sguardo.

I suoi occhi incontrarono la massa d’ombra che galleggiava sopra di lei.

Non riusciva a vedere il volto di Alden.

Ma riusciva a sentirne la presenza.

Sul suo volto non c’era soltanto paura.

C’era qualcosa di molto più profondo.

Disperazione.

Una disperazione così grande da sembrare identica a quella del fantasma.

Elena tese una mano tremante verso il vuoto gelido.

«Prendi pure ciò che resta».

La sua voce era appena un sussurro.

«Non mi è rimasto più nulla per cui lottare.»

Alden si immobilizzò.

Per la prima volta dopo trecento anni, qualcosa attraversò il suo rancore.

Non era paura.

Non era pietà.

Era riconoscimento.

Quella donna aveva dentro di sé lo stesso freddo che lo consumava.

Lo stesso isolamento.

La stessa assenza di speranza.

La fame del fantasma vacillò.

Gli artigli di fumo si dissolsero lentamente.

Alden si ritrasse.

La sua figura tornò a confondersi con l’oscurità del vuoto.

Non la uccise.

Ma nel limbo eterno dei morti, la pietà può essere soltanto un’altra forma di condanna.

Alden aveva deciso di non rubarle la vita.

Avrebbe fatto qualcosa di peggiore.

Avrebbe reclamato la sua solitudine.

Da quel momento rimase sospeso sopra di lei.

Invisibile.

Gelido.

Silenzioso.

Elena continuò a vivere.

Ma non fu mai più sola.

Ovunque andasse, qualunque cosa facesse, sentiva quella presenza dietro di sé.

Quando chiudeva gli occhi, percepiva due mani fredde sulle spalle.

Quando dormiva, sentiva un respiro accanto al proprio.

Quando cercava di dimenticare, una voce sussurrava il suo nome dal buio.

Elena…

Non poteva vedere Alden.

Ma Alden poteva vedere lei.

Per sempre.

Perché quella era la sua nuova prigione.

E anche la sua nuova eternità.

Un guardiano senza volto.

Una presenza senza corpo.

Un’ombra legata per sempre all’unica creatura che aveva scelto di non uccidere.

E così, nel cuore del nulla, Alden comprese finalmente la crudeltà della propria condanna.

Non era stato condannato a vagare da solo.

Era stato condannato a trovare qualcuno.

E a non poterlo mai più lasciare.


🖤 FINE 🖤

Tutto nasce da un’idea di Prosdocimi 🐕 raccontata dalla IA e rifinita con cura dalla padrona. Perché anche la fantasia ama lavorare in squadra. ❤️

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Pubblicato da Prosdocimi

L'autrice del blog é Prosdocimi, cagnolina cinica e mordace. Vive in Abruzzo insieme alla padrona, che tra un sollazzo e l'altro la ingozza di crocchette e cotiche. C'è anche il padrone, naturalmente. Ma lavora tanto e non c'è mai...

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