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Il patto cremisi – racconto dark horror

Albero Nero e Luna Rossa in una radura, illustrazione dark horror
Il Patto Cremisi – l’incontro tra due antiche creature della notte

🩸 IL PATTO CREMISI – Racconto dark horror

La notte di Halloween, quando il confine tra ciò che esiste e ciò che non dovrebbe esistere diventa sottile come una ragnatela, ci sono luoghi nei quali nessuno dovrebbe mettere piede.

Uno di questi era una radura dimenticata.

Non compariva sulle mappe.

Non esisteva nei racconti degli abitanti dei villaggi vicini. Perfino gli animali evitavano di attraversarla.

Al centro della radura, su una terra arida e spaccata, cresceva un albero. O, almeno, un tempo doveva esserlo stato.

Adesso era una colonna di legno nero, contorta e nodosa, con radici che emergevano dal terreno come dita gigantesche.

Non aveva foglie. Non ne aveva mai avute. I suoi rami si allungavano verso il cielo come braccia scheletriche, immobili anche quando il vento attraversava la foresta.

Eppure quella notte si muovevano lentamente, come se stessero aspettando.
Come se sapessero che qualcuno stava arrivando.

Sulla corteccia dell’Albero Nero si aprirono due occhi.

Erano gialli.

Gialli come fiamme malate.

Le pupille sottili si contrassero, fissando il cielo.

Poi comparve una bocca.

Si aprì lentamente nel tronco, spezzando la corteccia con un rumore secco.

Dalle fessure colò una linfa scura e densa. L’Albero sorrise perché era arrivata la notte che aspettava da secoli: Halloween. La notte della Luna Rossa!

Sopra la radura, il cielo era immobile.

La Luna sorse oltre le cime degli alberi.

Ma quella non era una luna come le altre. Era enorme, cremisi.

Pulsava lentamente, come se fosse viva.

Sembrava una ferita aperta nel buio.

Due profonde fessure comparvero sulla sua superficie, e una sottile bocca si incurvò in un sorriso.

La Luna guardò l’Albero.

E l’Albero guardò la Luna.

Per un istante non accadde nulla. Poi la Luna parlò. La sua voce non sembrò provenire dal cielo ma da dentro la terra.

«È giunta l’ora, vecchia sentinella.»

L’Albero scricchiolò.

Il suono fu simile al rumore di ossa che si spezzano.

«Ti aspettavo.»

La Luna sorrise.

«Mi hai aspettata per molto tempo.»

«Per troppo tempo.»

Un vento gelido attraversò la radura.

Ma le foglie non si mossero.

Non ce n’erano.

Si mossero invece le ombre.

Si allungarono sul terreno, strisciando verso le radici dell’Albero.

La Luna divenne ancora più rossa.

«Ricordi il nostro patto?»

Gli occhi dell’Albero brillarono.

«Io ricordo tutto.»

«Allora pronuncialo.»

L’Albero rimase in silenzio.

Poi le sue radici affondarono più profondamente nella terra.

Il terreno tremò.

«Quando il cielo sarà rosso…»

La Luna pulsò.

«…io aprirò la strada.»

Un ramo si spezzò con uno schianto.

«E quando la strada sarà aperta…»

Gli occhi dell’Albero si accesero.

«…tu scenderai.»

La Luna sorrise.

«E insieme sveglieremo ciò che dorme.»

La terra cominciò a muoversi.

Non molto.

Solo una vibrazione.

Un fremito quasi impercettibile.

Ma sufficiente.

Sotto le radici dell’Albero qualcosa si agitò.

Qualcosa di enorme.

Qualcosa che non vedeva la luce da quando gli uomini avevano ancora paura di dare un nome alle stelle.

L’Albero sollevò lentamente i rami.

Uno dopo l’altro.

Le sue estremità graffiarono l’aria.

La Luna lo osservava.

«Sei pronto?»

La risposta arrivò come un tuono proveniente dal sottosuolo.

«Sono nato per questa notte.»

La Luna inclinò il proprio volto.

Un fascio di luce cremisi scese dal cielo.

Colpì la cima dell’Albero.

Per un istante la radura fu illuminata.

Ma quella luce non rischiarò il buio.

Lo infettò.

Le ombre diventarono rosse.

La terra divenne nera.

Le radici cominciarono a pulsare.

E dagli occhi dell’Albero sgorgò una luce gialla, feroce.

«Ancora.»

La Luna obbedì.

Il fascio di luce divenne più intenso.

La corteccia dell’Albero si aprì in centinaia di piccole crepe.

Da ognuna filtrò quella stessa luce cremisi.

L’Albero rise.

Una risata cavernosa.

Profonda.

Antica.

Una risata che non apparteneva a nessuna creatura vivente.

«Finalmente.»

La Luna rispose con un sorriso.

«Finalmente.»

Sotto la terra qualcosa batté.

Una volta.

BUM.

L’Albero si irrigidì.

Una seconda volta.

BUM.

Le radici si sollevarono.

Una terza.

BUM.

E la radura intera tremò.

L’Albero spalancò la bocca.

Le sue zanne di legno scricchiolarono.

«Si sta svegliando.»

La Luna non rispose.

Per la prima volta, il suo sorriso sembrò diverso.

Non crudele. Non divertito ma affamato.

La terra si spaccò.

Non uscì nulla.

Non ancora.

Ma dall’abisso salì un respiro.

Lento.

Profondo.

Così profondo che sembrò risucchiare l’aria della foresta.

Gli alberi intorno alla radura si piegarono, gli uccelli tacquero, gli animali fuggirono. E per qualche istante persino il vento smise di soffiare.

L’Albero Nero chiuse gli occhi.

«Il patto è compiuto.»

La Luna Rossa brillò.

«No.»

Una pausa.

«Il patto comincia adesso.»

A chilometri di distanza, in un piccolo villaggio, un vecchio si svegliò di soprassalto.

Non sapeva perché.

Non aveva sentito rumori.

Non aveva fatto un brutto sogno.

Eppure aveva la netta sensazione che qualcosa lo stesse osservando.

Si alzò, andò alla finestra, aprì la tenda e vide la Luna.

Rossa. Troppo rossa.

Il vecchio rimase immobile.

Poi sentì un rumore.

Un lieve scricchiolio.

Come quello di un ramo che si spezza.

Alle sue spalle.

Si voltò.

Non c’era nessuno.

Guardò di nuovo fuori.

La Luna sembrò sorridergli.

E, molto lontano, oltre la foresta, due piccoli punti gialli si accesero nell’oscurità.

Il vecchio chiuse la finestra.

Troppo tardi.

Perché da qualche parte, sotto i suoi piedi, qualcosa aveva appena cominciato a respirare.

—

Nella radura, l’Albero Nero sollevò i suoi rami.

La Luna Rossa rimase sospesa sopra di lui.

Due antiche creature.

Due guardiani.

Due metà dello stesso incubo.

E quella notte di Halloween, mentre il mondo degli uomini dormiva ignaro, celebrarono il loro eterno patto.

La Luna continuò a versare luce cremisi.

L’Albero continuò ad assorbirla.

E sotto la terra qualcosa continuò a svegliarsi.

Nessuno seppe mai che cosa fosse.

Nessuno seppe mai quando sarebbe emerso.

Ma da quella notte, ogni Halloween, quando la Luna appare più rossa del solito, nella foresta si può sentire un rumore.

Un lieve scricchiolio.

Poi un altro.

Poi un terzo.

E se qualcuno ha il coraggio di ascoltare fino alla fine, può distinguere una voce.

Una voce che sussurra:

«Il patto è ancora vivo.»

—

🩸 PACCHETTO COMPLETO BLOG

Titolo

Il Patto Cremisi

Sottotitolo

Quando la Luna Rossa incontra l’Albero Nero, un antico patto torna a vivere.

Titolo SEO

Il Patto Cremisi: racconto dark horror di Halloween

Parola chiave principale

Il Patto Cremisi

Parole chiave secondarie

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Permalink

il-patto-cremisi-racconto-dark-horror

Meta description

Nella notte di Halloween, la Luna Rossa e l’Albero Nero rinnovano un antico patto. Ma qualcosa, sotto la terra, sta per risvegliarsi.

Categoria

Racconti – Horror / Fantasy

Tag

Il Patto Cremisi, horror, dark horror, Halloween, Luna Rossa, Albero Nero, racconto horror, fantasy oscuro, soprannaturale, mistero, terrore, racconti di Halloween

Estratto

Nella notte di Halloween, in una radura dimenticata, la Luna Rossa e l’Albero Nero rinnovano un antico patto. Sotto la terra, qualcosa si sta risvegliando.

—

💻 CODICE HTML COMPLETO

Questo è quello che puoi incollare direttamente nell’editor HTML di WordPress:

Il Patto Cremisi

Quando la Luna Rossa incontra l’Albero Nero, un antico patto torna a vivere.

La notte di Halloween, quando il confine tra ciò che esiste e ciò che non dovrebbe esistere diventa sottile come una ragnatela, ci sono luoghi nei quali nessuno dovrebbe mettere piede.

Uno di questi era una radura dimenticata.

Non compariva sulle mappe.

Non esisteva nei racconti degli abitanti dei villaggi vicini.

Perfino gli animali evitavano di attraversarla.

Al centro della radura, su una terra arida e spaccata, cresceva un albero.

O, almeno, un tempo doveva esserlo stato.

Adesso era una colonna di legno nero, contorta e nodosa, con radici che emergevano dal terreno come dita gigantesche.

Non aveva foglie.

Non ne aveva mai avute.

I suoi rami si allungavano verso il cielo come braccia scheletriche, immobili anche quando il vento attraversava la foresta.

Eppure quella notte si muovevano.

Lentamente.

Come se stessero aspettando.

Come se sapessero che qualcuno stava arrivando.

Sulla corteccia dell’Albero Nero si aprirono due occhi.

Erano gialli.

Gialli come fiamme malate.

Le pupille sottili si contrassero, fissando il cielo.

Poi comparve una bocca.

Si aprì lentamente nel tronco, spezzando la corteccia con un rumore secco.

Dalle fessure colò una linfa scura e densa.

L’Albero sorrise.

Perché era arrivata la notte che aspettava da secoli.

La notte di Halloween.

La notte della Luna Rossa.


La Luna Rossa

Sopra la radura, il cielo era immobile.

La Luna sorse oltre le cime degli alberi.

Ma quella non era una luna come le altre.

Era enorme.

Cremisi.

Pulsava lentamente, come se fosse viva.

Sembrava una ferita aperta nel buio.

Due profonde fessure nere comparvero sulla sua superficie.

Poi una sottile bocca si incurvò in un sorriso.

La Luna guardò l’Albero.

E l’Albero guardò la Luna.

Per un istante non accadde nulla.

Poi la Luna parlò.

La sua voce non sembrò provenire dal cielo.

Sembrò provenire da dentro la terra.

«È giunta l’ora, vecchia sentinella.»

L’Albero scricchiolò.

Il suono fu simile al rumore di ossa che si spezzano.

«Ti aspettavo.»

La Luna sorrise.

«Mi hai aspettata per molto tempo.»

«Per troppo tempo.»

Un vento gelido attraversò la radura.

Ma le foglie non si mossero.

Non ce n’erano.

Si mossero invece le ombre.

Si allungarono sul terreno, strisciando verso le radici dell’Albero.

La Luna divenne ancora più rossa.

«Ricordi il nostro patto?»

Gli occhi dell’Albero brillarono.

«Io ricordo tutto.»

«Allora pronuncialo.»

L’Albero rimase in silenzio.

Poi le sue radici affondarono più profondamente nella terra.

Il terreno tremò.

«Quando il cielo sarà rosso…»

La Luna pulsò.

«…io aprirò la strada.»

Un ramo si spezzò con uno schianto.

«E quando la strada sarà aperta…»

Gli occhi dell’Albero si accesero.

«…tu scenderai.»

La Luna sorrise.

«E insieme sveglieremo ciò che dorme.»


Il risveglio

La terra cominciò a muoversi.

Non molto.

Solo una vibrazione.

Un fremito quasi impercettibile.

Ma sufficiente.

Sotto le radici dell’Albero qualcosa si agitò.

Qualcosa di enorme.

Qualcosa che non vedeva la luce da quando gli uomini avevano ancora paura di dare un nome alle stelle.

L’Albero sollevò lentamente i rami.

Uno dopo l’altro.

Le sue estremità graffiarono l’aria.

La Luna lo osservava.

«Sei pronto?»

La risposta arrivò come un tuono proveniente dal sottosuolo.

«Sono nato per questa notte.»

La Luna inclinò il proprio volto.

Un fascio di luce cremisi scese dal cielo.

Colpì la cima dell’Albero.

Per un istante la radura fu illuminata.

Ma quella luce non rischiarò il buio.

Lo infettò.

Le ombre diventarono rosse.

La terra divenne nera.

Le radici cominciarono a pulsare.

E dagli occhi dell’Albero sgorgò una luce gialla, feroce.

«Ancora.»

La Luna obbedì.

Il fascio di luce divenne più intenso.

La corteccia dell’Albero si aprì in centinaia di piccole crepe.

Da ognuna filtrò quella stessa luce cremisi.

L’Albero rise.

Una risata cavernosa.

Profonda.

Antica.

Una risata che non apparteneva a nessuna creatura vivente.

«Finalmente.»

La Luna rispose con un sorriso.

«Finalmente.»


Ciò che dorme sotto la terra

Sotto la terra qualcosa batté.

Una volta.

BUM.

L’Albero si irrigidì.

Una seconda volta.

BUM.

Le radici si sollevarono.

Una terza.

BUM.

E la radura intera tremò.

L’Albero spalancò la bocca.

Le sue zanne di legno scricchiolarono.

«Si sta svegliando.»

La Luna non rispose.

Per la prima volta, il suo sorriso sembrò diverso.

Non crudele.

Non divertito.

Affamato.

La terra si spaccò.

Non uscì nulla.

Non ancora.

Ma dall’abisso salì un respiro.

Lento.

Profondo.

Così profondo che sembrò risucchiare l’aria della foresta.

Gli alberi intorno alla radura si piegarono.

Gli uccelli tacquero.

Gli animali fuggirono.

E per qualche istante persino il vento smise di soffiare.

L’Albero Nero chiuse gli occhi.

«Il patto è compiuto.»

La Luna Rossa brillò.

«No.»

Una pausa.

«Il patto comincia adesso.»


Il segno

A chilometri di distanza, in un piccolo villaggio, un vecchio si svegliò di soprassalto.

Non sapeva perché.

Non aveva sentito rumori.

Non aveva fatto un brutto sogno.

Eppure aveva la netta sensazione che qualcosa lo stesse osservando.

Si alzò.

Andò alla finestra.

Aprì la tenda.

Vide la Luna.

Rossa.

Troppo rossa.

Il vecchio rimase immobile.

Poi sentì un rumore.

Un lieve scricchiolio.

Come quello di un ramo che si spezza.

Alle sue spalle.

Si voltò.

Non c’era nessuno.

Guardò di nuovo fuori.

La Luna sembrò sorridergli.

E, molto lontano, oltre la foresta, due piccoli punti gialli si accesero nell’oscurità.

Il vecchio chiuse la finestra.

Troppo tardi.

Perché da qualche parte, sotto i suoi piedi, qualcosa aveva appena cominciato a respirare.


Il Patto Cremisi

Nella radura, l’Albero Nero sollevò i suoi rami.

La Luna Rossa rimase sospesa sopra di lui.

Due antiche creature.

Due guardiani.

Due metà dello stesso incubo.

E quella notte di Halloween, mentre il mondo degli uomini dormiva ignaro, celebrarono il loro eterno patto.

La Luna continuò a versare luce cremisi.

L’Albero continuò ad assorbirla.

E sotto la terra qualcosa continuò a svegliarsi.

Nessuno seppe mai che cosa fosse.

Nessuno seppe mai quando sarebbe emerso.

Ma da quella notte, ogni Halloween, quando la Luna appare più rossa del solito, nella foresta si può sentire un rumore.

Un lieve scricchiolio.

Poi un altro.

Poi un terzo.

E se qualcuno ha il coraggio di ascoltare fino alla fine, può distinguere una voce.

«Il patto è ancora vivo.»

🩸🌕 FINE 🌕🩸

Tutto nasce da un’idea di Prosdocimi 🐕 raccontata dalla IA e rifinita con cura dalla padrona. Perché anche la fantasia ama lavorare in squadra. ❤️

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Pubblicato da Prosdocimi

L'autrice del blog é Prosdocimi, cagnolina cinica e mordace. Vive in Abruzzo insieme alla padrona, che tra un sollazzo e l'altro la ingozza di crocchette e cotiche. C'è anche il padrone, naturalmente. Ma lavora tanto e non c'è mai...

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