Le peripezie di zia Lolly

Fatti, misfatti, esternazioni pubbliche e private di una dottoressa di mezza età

le peripezie di zia lolly

Capitolo 1 – Strano mondo quello della terza età

    Faccio il medico e ogni giorno vengo a diretto contatto coi problemi della terza età, e spesso penso a quante distorsioni sulla realtà vengono propinate dalla TV che riporta fatti rari come altamente probabili.

   Capita a tutti di vedere trasmissioni con anziani che ballano o si divertono o s’innamorano, più o meno intervallate a immagini di anziani soli che devono fare i conti sulle dita per arrivare a fine mese o, peggio, maltrattati.

   Basandomi su ciò che vedo in ambulatorio ho provato a fare la statistica personale, e ritengo che la seconda eventualità sia più frequente. La TV invece, come un filtro pone sullo stesso piano i fatti decisamente positivi con quelli decisamente negativi.

   La realtà distorta che ne risulta viene così propinata a coloro che vivendo prettamente in casa, come gli anziani, trascorrono la maggior parte del tempo davanti al teleschermo, sorbendosi tutte le cattive notizie di cronaca (furti, truffe ed omicidi) mitigate dai sorrisi perenni della gente di spettacolo ♥

Capitolo 2 – Il destino di uno specialista

   È cosa risaputa che negli ambulatori dei medici generici ci siano i cosiddetti habitué, pazienti che frequentano assiduamente quegli ambienti per consolarsi degli acciacchi dell’età piuttosto che per risolverli, sapendoli irrisolvibili.

   Improbabile che una tale tipologia “tipica” di paziente si selezioni in un ambulatorio privato come il mio; perlomeno così pensavo fino a qualche anno fa, poi le cose sono gradualmente cambiate.

    Vedo molti di loro, soprattutto anziani, tornare in ambulatorio almeno due volte l’anno per problemi di udito o di deglutizione, tipici dell’età, problemi già affrontati in visite precedenti con taluni rimedi, e con la premessa che però non sono risolvibili.

    Tuttavia loro non si rassegnano, tornano regolarmente a pormi le stesse domande e, a fine visita, si trattengono a parlarmi di altri argomenti mentre, in sala di attesa, altri pazienti aspettano il proprio turno. Nina, detta Ninotchka, è una di loro. È tornata a visita l’altro giorno dopo un po’ che non la vedevo. È vedova ed abita in un paese vicino. I suoi argomenti, che conosco a memoria, inevitabilmente vertono prima sui suoi acciacchi, e poi sul necrologio del paese.

    Infine, Ninotchka tira fuori tutte le sue paure: un drogato le abita a fianco e un giorno lo ha visto scavalcare il muretto di recinzione, le ha detto che era andato a riprendere il gatto della sorella ma lei ha interpretato il gesto in tutt’altra maniera.

   Si è lamentata poi dei vù-cumprà che, inevitabilmente, suonano alla sua porta per vendere qualcosa, ma lei è sicura che siano scuse per infilarsi in casa.

   Sono tornata a casa mia carica delle angosce di Ninotchka e con una delle sue memorabili torte al cacao : una vera delizia! Mi sono fatta dare la ricetta prima che si defilasse dal mio ambulatorio, ma di sicuro mi ha nascosto qualche ingrediente, lei è una cuoca con molti segreti ♥

Capitolo 3 – Avevo visto giusto!

    La torta al cacao era squisita, mi si scioglieva in bocca senza bisogno di masticarla, l’ho mangiata tutta in una sola sera davanti alla TV. Mi ha talmente entusiasmata che ho provato a rifarla con la ricetta fornitami da Ninotchka stessa, gli ingredienti erano freschi e ho seguito alla lettera le istruzioni.

   Che delusione: il risultato non aveva nulla a che fare con la torta di Ninotchka, anzi ne era l’esatto contrario: un mattone! Dunque avevo visto giusto, la ricetta fornitami da Ninotchka non è corretta, di sicuro manca qualcosa, ma che cosa? È tutto il giorno che mi scervello senza riuscire a capirlo, però m’è venuta un’idea: farò parlare la Wanda, amica di Ninotchka nonché mia paziente che periodicamente viene a visita da me.

   Dopo l’esame obiettivo le farò la ricetta e le chiederò in cambio un’altra ricetta: quella della torta al cacao di Ninotchka ♥

Capitolo 4 – Il bello di essere medico

    Ne è passato di tempo ma, finalmente, la Wanda è tornata in ambulatorio, una banale laringite nulla di più: parla troppo e, in più, canta nel coro della chiesa senza la necessaria preparazione tecnica. Sono stata contenta di rivederla, non che mi facciano piacere i suoi malanni, ma è che da troppo tempo volevo chiederle della torta al cacao di Ninotchka e, dunque, benedetta sia la sua laringite!

   Se la  Wanda avesse conosciuto il segreto di quella torta non me l’avrebbe negato, non di certo dopo un’accurata visita medica.

   Le ho prescritto la terapia e, allungandole il foglio da spedire in farmacia, le ho posto la fatidica domanda.

    Grande Wanda, con un filo di voce ha cercato di spiegarmi il procedimento… che è identico al mio e così pure gli ingredienti.

    Morale della storia: nemmeno la Wanda è riuscita a svelarmi il segreto della torta al cacao di Ninotchka, anzi ha concluso che pure a lei viene dura come un mattone.

   Onde per cui le cose sono due: o io e lei siamo due pessime cuoche, oppure la ricetta fornitaci da Ninotchka non è corretta.

   Che fare? Mi rimane solo di attendere il prossimo malanno di Ninotchka, non perché mi svelerebbe la giusta ricetta, ma perché mi porterà un magnifico esemplare di torta al cacao, ne sono sicura, anche qui sta il bello di fare il medico ♥

Capitolo 5 – Vi siete mai chiesti cosa si può trovare in un condotto uditivo esterno?

    Vi siete mai chiesti cosa si può trovare in un condotto uditivo esterno? Nella mia lunga carriera vi ho estratto di tutto, ne ho un lungo elenco, comincerò da un vermiciattolo intrufolatosi nell’orecchio di un vecchio pescatore mentre ripuliva le nasse.

   Non mancano gli insetti: quest’ estate una paziente mi arrivò allarmata in ambulatorio perché aveva la sensazione di orecchio chiuso e sentiva muoversi qualcosa oltre a un fastidioso ronzio.

   All’otoscopia vidi una masserella nero-verdastra, e quando l’estrassi capii che era un moscone ormai cadavere perché nel tentativo di estrarlo da sola, la paziente lo aveva fatto fuori.

   Ma la cosa che più mi è rimasta impressa è una falena di grande dimensioni, molti anni fa, all’inizio della mia carriera: era penetrata nell’orecchio di un ragazzo che circolava di sera in motorino.

   La acchiappai per l’ala con una pinza e la tirai fuori, poi la feci volar via dalla finestra con disappunto del paziente che commentò seccato “Così è pronta a colpire qualcun altro”.

   Di solito nelle orecchie dei bambini si scovano oggetti inanimati: un classico è il tappo della penna! Poi a seguire: pongo, pezzi di cotton fioc, carta, piselli, ceci, fagioli, tutti i legumi per un bel minestrone.

   Una volta nell’orecchio di un agricoltore cavai a fatica una spiga d’avena, detta in gergo “forasacco”, e pensavo che l’elenco finisse qui fino all’altro giorno, quando la Yvonne ha accompagnato nel mio ambulatorio un suo amico, un certo Geremia C., veterinario in pensione di un vicino paese di montagna e cacciatore di tartufi. Durante un’escursione un rametto gli era incautamente penetrato nel condotto uditivo e da allora aveva la sensazione di orecchio ovattato.

    L’ho visitato: aveva una perforazione timpanica. Gliel’ho richiusa con della carta bibula senza grosse speranze vista la lesione troppo estesa… forse avrà bisogno di una miringoplastica, ma lui si è detto fiducioso e mi ha promesso che, se guarirà, mi porterà un bel tartufo! ♥

Capitolo 6 – Una lunga attesa

    Non so se per soddisfare la mia vanità professionale oppure per spirito umanitario, o forse per quel tartufo promessomi, ma spero tanto che Geremia C. torni guarito nel mio ambulatorio.

   L’attesa è lunga, almeno 1 mese, e nel frattempo mi consolo con un modesto ma dignitoso scorzone, sempre frutto della riconoscenza di un paziente.

    L’ho ritrovato nel mio congelatore, un po’ rinsecchito ma ancora profumato; l’ho grattugiato su un risotto con panna, e pur non eccezionale, il risultato è stato comunque gradevole ♥

Capitolo 7 – Aspettativa non disattesa

   Il paziente tanto atteso è tornato: ieri sera Geremia C. si è presentato a visita di controllo nel mio ambulatorio.

   Mi ha subito detto di non avere più quella fastidiosa sensazione di orecchio tappato, e già da lì avevo capito che qualcosa di molto positivo si era avverato.

   L’ho sottoposto a micro-otoscopia e ho avuto la conferma: ho rimosso l’inserto di carta bibula e ho visualizzato la membrana timpanica completamente integra.

    Tra di me ho pensato che avrei comunque dovuto aspettare l’ennesima visita per avere il tartufo nero promessomi… invece ho percepito un profumo inebriante vagare nell’aria neutra dell’ambulatorio e, prima che dicessi qualcosa, il mio paziente aveva tirato fuori dalla tasca un involucro di carta.

   Sapevo già cosa c’era, l’ho aperto e non sono rimasta delusa: un tartufo nero invernale era lì pronto per essere grattugiato su un bel piatto di tagliatelle al burro ♥

Capitolo 8 – E’ arrivata la primavera!

   Alcune sono di gesso, altre di marmo e attorniano fontane di ville comunali, così bianche che si ha quasi paura di sporcarle e ci si limita ad ammirarle nel contesto di giardini ben curati. Altre invece sono verdi, di legno o ferro, spesso scrostate o arrugginite, e in fila sul lungomare attendono malinconiche il prossimo avventore.

   Sono le panchine: Peynet le ha rese immortali con i suoi innamorati in teneri atteggiamenti, ma io ci trovo seduta gente di tutti i tipi.

   Esco presto per fare jogging, il bel tempo è tornato e invita a godere l’aria fresca e il paesaggio, ma c’è sempre qualcuno più mattiniero di me che si stanca e si siede. Anche prima di me, li trovo già sulle panchine che leggono o se ne stanno in silenzio oppure chiacchierano chissà di che cosa.

   C’è una panchina sulla rotonda laggiù in fondo, seminascosta dalle palme. E’ molto ambita perché ci si può vedere l’alba sul mare, l’acqua che si sfuma di rosa fino a incendiarsi di faville rosse e d’oro. E’ uno spettacolo unico che si gode appieno da quella panchina, ma ultimamente ci trovo sempre Ninotchka, la Wanda, la Maresa e la Yvonne. “Buongiorno dottoressa”, mi salutano. Risaluto e passo oltre, e le sento che parlano e parlano e parlano… ♥

Capitolo 9 – Effetto placebo

   Ogni medico ha un proprio bagaglio di aneddoti: dopo anni di onorata carriera ve ne posso raccontare tanti.

   Il primo che mi viene in mente è quello di una paziente di una certa età che si sottopose a visita per una cefalea e rinorrea purulenta; le diagnosticai una sinusite e le prescrissi una terapia antibiotica per via intramuscolare.

   Dopo una settimana la paziente tornò per una visita di controllo, e già dalla porta si vedeva che era molto contenta. “Dottoré – mi disse – le punture che mi ha dato mi hanno fatto veramente bene, ma le volevo chiedere: a che servivano le fiale con la polverina?”.

   Incredibile ma vero: si era iniettata solo acqua distillata ed era guarita! ♥

Capitolo 10 – Passeggiata domenicale

    Domenica mattina, splendida giornata, esco con Rocco per la solita passeggiata sul lungofiume, un paio di km e sarò in spiaggia. Rocco già scalpita, non so come, ma sa che è domenica e mi aspetta davanti al suo guinzaglio… a volte ho pensato che prima o poi me lo porterà esso stesso.

   Il lungofiume è splendido, le ultime piogge avevano innalzato il livello del letto ma ora il pericolo di tracimazione è rientrato. La vegetazione, prettamente canneti, è riemersa tutta scompaginata. C’è pace e si sente solo l’ansimare felice di Rocco: esce solo di domenica, gli altri giorni sono troppo impegnata col lavoro e non posso accompagnarlo.

   Rocco è davanti a me che corre, fiuta e si delimita il territorio. Ad un certo punto lo perdo di vista ma poi sento farfugliare nel canneto: di sicuro è Rocco. Mi avvicino e guardo.

    Non è il cane ma un signore anziano che sta cercando di risalire l’argine, rialzato anni fa per evitare la tracimazione. Raggiungere la riva è un’impresa ardua, peggio ancora se si ha una bicicletta

Le serve aiuto?” chiedo

No, grazie, ce la faccio da solo

   Aspetto che risalga sul sentiero senza chiedergli perché mai è sceso là sotto dove ci sono solo canne, la riva è quasi inesistente e la scarpata è ripida soprattutto con la bicicletta, ma lui me lo dice lo stesso.

    “Dovevo fare un bisognino e, siccome una volta me l’hanno rubata, me la sono portata dietro” dice, riferito alla bicicletta.

    Mi faccio una risata e saluto, Rocco è già quasi in spiaggia ♥

Capitolo 11 – L’abitudinarietà dei gatti

    Non mi ero accorta di quanto fossero abitudinari i miei gatti finché una sera, scuotendo la tovaglia dalla finestra, m’è caduta sotto una scorza di formaggio. Tutti e quattro, tanti ne ho, si sono letteralmente buttati su quel pezzetto di cibo che dev’esser loro piaciuto molto poiché, da allora, quando la sera apro la finestra per chiudere le imposte sono già pronti là sotto,  puntualmente, coi musi rivolti all’insù ♥

Capitolo 12 – Anche questa è primavera!

   La pioggia è finita, gli uccellini cinguettano tra i rami e fanno chiasso mentre scuotono le ali bagnate. Dal tiglio imperlato cadono le gocce. Tra le gemme guardo il cielo e mentre le nubi si diradano, un raggio di sole m’illumina. Chiudo gli occhi e sorrido: la primavera è anche questo ♥

Capitolo 13 – Mansueto o furbo?

    La passeggiata domenicale è finita, torno a casa con Rocco che corre avanti. Un signore di etnia sconosciuta pedala in senso opposto. Rocco gli si avvicina e lo annusa.

    Il signore si ferma e scende; ha paura di cadere ma si accorge subito della natura pacifica del mio cane.

Come si chiama?” mi chiede in un italiano stentato.

“Rocco” gli dico.

“Brocco?” fa lui.

No, Rocco” ribadisco

      Altro che brocco… penso! Certo l’aspetto non è dei più feroci ma è tutta scena perché in realtà è furbo come una faina. Un giorno mi disperavo per la perdita di un orecchino d’oro che avevo cercato dappertutto senza esito. Ero davanti al mio garage pensando a dove potesse essere finito quando vedo Rocco che mi fa cenni col capo e con la zampa raschia sulla pavimentazione quasi suggerisse di guardare per terra. Io lo faccio e vedo il mio orecchino.

     E lì baci, abbracci, e immancabile leccata sulla guancia ♥

Capitolo 14 – Nuvole

    Se ne vanno, ci lasciano, non è mai un addio, semmai un arrivederci. Tornano puntualmente, corrono veloci, sono ricciolute dai profili d’oro e volano alte nel cielo gelido.

      Leggiadre benché cariche, si vuotano la notte in uno strano silenzio mentre al mattino è tutto candido di neve. A volte sono scure e si addensano nell’atmosfera estiva, s’illuminano per un attimo e riversano pioggia brontolando.

     Quando torna il sereno e il cielo limpido brilla al sole, sono bianche strie impalpabili che al tramonto si fanno rosse poi blu-scuro, blu-chiaro e poi rosse all’alba di un nuovo giorno ♥

Capitolo 15 – Erbe spontanee commestibili

    C’è una gran varietà vegetale sul lungofiume. Ho fatto un corso per il riconoscimento delle erbe spontanee commestibili e ne vedo molte che provvedo a raccogliere con cautela: la differenza con quelle tossiche è molto sottile.

    Anche le specie floreali sono varie. Di molti fiori conosco il nome, di altri no e vado a cercarli su un libro che ho acquistato tempo fa.

    E gli animali? A parte rospi e anatre, nel canneto ce ne devono essere nascosti tanti altri di cui non conosco la specie di appartenenza.

    Ad esempio, quel grosso topo che mi ha attraversato il sentiero sarà mica una nutria? E quelli sull’altra sponda, nella riserva, non saranno per caso gli aironi di cui parla il sito?

     Chiederò a quel bird-watcher che sta circolando con un binocolo ♥

Capitolo 16 – Che tormento chiudere le imposte la sera!

    Quando si abita in campagna, la casa si anima di esseri ronzanti: potrei capire in quale stagione mi trovo solo in base alla loro tipologia.

    Tranne i mosconi, per i quali non esiste distinzione tra inverno ed estate, si ficcano in casa in qualunque periodo dell’anno interferendo in tutto ciò che sto facendo.

   Più discrete sono le coccinelle che verso maggio, giorno o notte che sia, sciamano in casa: non ti vengono addosso e si scelgono un posto su cui posarsi, richiudere le ali rosse sul corpicino nero e starsene lì in disparte.

    Fossero così pure le zanzare! In estate prendono d’assalto casa e giardino, e per difendermi devo barricarmi dietro le zanzariere: benedetto chi le ha inventate!

    E non è finita qui, ci sono pure dei fastidiosissimi insetti verdi che non so come si chiamano, ma so che è impossibile liberarsene se ti entrano in casa: ti volano intorno, ti sbattono contro e hanno un cattivo odore. Che strazio! ♥

Capitolo 17 – Furbo sì ma aggressivo…

    Anche oggi la passeggiata è finita. Torno a casa e Rocco mi precede, come al solito. Un signore a piedi percorre lo stesso sentiero ma in direzione opposta. Rocco è senza guinzaglio, gli si avvicina e l’annusa. Il signore si ferma un po’ preoccupato.

“Aggressivo?” mi chiede

Assolutamente no” rispondo, e mi allontano veloce.

      All’improvviso mi torna in mente un aneddoto letto tempo fa sul giornale: un signore si avvicina ad una signora con un cane, e le fa la stessa domanda. La signora risponde come me, al ché lui tira fuori una pistola e la rapina, con eleganza ♥

Capitolo 18 – Giochi innocenti

     Esco per andare al lavoro. E’ una bella giornata che sembra fatta apposta per stare all’aria aperta.

     Quei ragazzi laggiù la pensano come me: camminano sul sentiero verso un casolare abbandonato con dei borsoni addosso e si fermano proprio davanti al cancello semidiroccato di quel casale. Mi fermo anch’io e dall’auto li osservo curiosa.

    I ragazzi aprono i borsoni e tirano fuori tute mimetiche e fucili, si vestono e poi si arrampicano sulla cancellata, la scavalcano e cominciano ad aggirarsi per tutta l’area con fare circospetto: penserei ad un commando se la scena non avvenisse in un contesto così pacifico.

      Certo non appartengono neppure alle forze dell’ordine: se avessero dovuto scovare pericolosi delinquenti non si sarebbero avvicinati in quel modo, sotto gli occhi di tutti. Che faranno mai? La risposta arriva la sera, da mio nipote: giocano alla guerra.

     È vero che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, chi non ha giocato alla guerra da bambino? Già… da bambino, non da adulto: qui sta l’assoluta novità ♥

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